mercoledì 4 settembre 2013

Leptis Magna



Um Suleman ed il suo tenero sguardo su Leptis Magna
di Simonetta Sandri (testo e fotografie)

Ab assuetis non fit passio … E allora non siamo in un luogo comune…

Leptis Magna, Jewel of Libya

Why this emptiness after joy?
Why this ending after glory?
Why this nothingness where once was a city
Who will answer? Only the wind
Which steals the chantings of priests
And scatters the souls once gathered.
Sidi Mahrez, In the Country of Men, Hisham Matar

Varcare la soglia dell'arco di Settimio Severo a Leptis Magna è un salto nella storia, un passaggio epocale di magnificenza imperiale. Un luogo dove ci si può facilmente innamorare, dove ad alcuni è sicuramente successo, nel passato e nel presente.

   


Lo spettacolo che ci si trova di fronte si può riassumere, se si può riassumere, in tre semplici e puri elementi: arcate, fregi e cielo, solo cielo azzurro. Azzurro come solo il cielo innamorato può essere laddove si confonde perdutamente e profumatamente con il mare. Nessuna linea li divide più, si fondono in uno smeraldo puro ed intenso, luminoso e quasi accecante. In un abbraccio amorosamente perso.
E allora ti ritrovi a camminare su pietre millenarie che hanno conosciuto i passi di gloriosi imperatori, ricchi mercanti ed uomini comuni. I tuoi passi si sovrappongono ai loro, hai l'impressione di ricalcarne le orme leggere, di sfiorare nella polvere un'epoca d'oro che ti passa magicamente davanti agli occhi anch’essi divenuti azzurri e saggi. Poeti e scrittori si sono persi nei colori di quelle spiagge e di quelle strade.
Una pellicola scorre lentamente, vedi immagini, scorci di mare, di mercati variopinti e vocianti, di pesi e misure di pietra, di donne, uomini e bambini che scambiano pensieri, opinioni e risate vigorose. Si parla di mercanti venuti da oriente, di stoffe preziose e spezie profumate, di cortigiane bellissime ornate di gioielli che testimoniano l'interesse dei loro amanti. Pettegolezzi e chiacchiericci che senti tra quelle pietre e colonne immense. Il marmo rosa lucido che si affaccia sulla piazza è dello stesso colore dei fiori che crescono solitari lungo il cardo massimo. Gli artigli delle streghe, così si chiamano. Artigli che svettano coraggiosamente verso il cielo, diretti al mare, piante che nonostante il nome sono delicate e addolciscono il paesaggio arso dal sole inclemente. Ci passi accanto e capisci come quei fiori, indipendenti dall'acqua, sopravvivono a te e alla storia.




Sono lì ormai da secoli, crescono e ricrescono, prosperano accanto alle pietre centenarie. Ti piace pensare che le prime gemme abbiano visto passare l'imperatore, che lo stesso abbia colto un fiore fucsia da regalare alla ragazza che lo accostava intelligentemente e delicatamente nel tentativo di strapparne un gesto di saluto o magari una carezza. Respiri la storia, la tua storia, la storia comune ad una Libia viva e ricca di magia.
Gli arbusti crescono selvaggi ed indisciplinati, proprio come i tuoi capelli ricci indomabili impregnati di sabbia, sale e vento. I vestiti leggeri, bianchi e trasparenti, svolazzano contenti insieme ai tuoi pensieri che, accanto alla gorgone dalle pupille a forma di cuore, si soffermano a guardare il mercato abbandonato.

 

Le alte porte dei negozi, intarsiate, ricamate e rettangolari come le cornici allegre di alcune case patrizie, ti portano dentro un'immagine sbiadita ma merlettata di bianco.
Sei in un film a colori e giri una scena della tua esistenza che in quel momento sa di incredibile, magico e dolce. Masterpiece, profumo di caramello e di zucchero filato rosa.
Vuoi comprare una stoffa color carminio e ti serve una moneta. La cerchi nella vecchia tunica, nascosta fra le pieghe fruscianti, mentre ti aggiri per il foro vecchio. Senti il metallo lavorato e pesante, il tatto torna indietro un po’ spaventato, senti davvero che la storia ti sta parlando con attenzione. E tu ascolti paziente e curioso. Altrettanto magicamente rispondi. Sei lì con lei, meravigliosamente accanto. Lei che respira e ti parla sottovoce. Un salto allora, un volo leggero, un passaggio veloce da un carattere ad un altro. Curioso, sempre più, ti avvicini ad un’anfora di terracotta color arancio acceso ed ecco un'altra moneta. Te ne basta solo una, ancora solo una.
Un cactus ombreggia sonnecchiante sull’altro mercato assolato
 



La tua purezza di cuore t’immerge nello stupore di percepire distintamente un suono tintinnante di sonagli argentati. Cuore di marmo rosa pallido che si scioglie al sole della tua storia. Vedi passare Um Suleman, il ragazzino che Hisham Matar descrive nel suo bellissimo Nessuno al mondo, quel giovane libico che assapora le more cadute dal paradiso per volontà di un gruppo di angeli dispettosi ma perdonati, che descrive le colonne di Leptis con l’elegia di Sidi Mahrez per Cartagine, che vive la Tripoli degli anni Settanta, impaurito dalle repressioni e desideroso di aiutare la madre sola, miracolosamente aggrappata ad una misteriosa medicina che sa di diabolico e proibito ed in fuga da un marito democraticamente e pericolosamente rivoluzionario. Una colonna imperiosa svetta verso il cielo azzurro, mentre ascolta le parole di Um Suleman.




Allora ripercorri le pagine di Matar, cerchi il passaggio dei fregi spezzati di Leptis che mostrano parte del nome dell’imperatore, della descrizione di un’assenza che è dappertutto. Ripercorri le righe che descrivono archi senza pareti, i soffitti dei negozi… che nella piazza deserta sotto il cielo aperto sembrano vecchi che abbiano perso la strada. Tocchi tralci e grappoli d’uva scolpiti nella pietra, strade lastricate di ciottoli bianchi, alcune dirette verso il mare, altre verso il verde deserto circostante, che avanzano coraggiose nella marea di sabbia che le sommerge. Felci, fili d’erba, salvia selvatica e palme che s’inchinano come vecchie pettegole ai margini della città. Anche lui, come te, vede le gorgoni messe lì minacciose a spaventare il nemico, le folli menadi seguaci di Dioniso, danzanti ed ispiratrici di creatività.
Il mare ruggisce, spumeggia ma sorride.
La Basilica dei Severi svetta nella sua immensità. Il colore della sabbia acceca.





Le stelle nascoste dal giorno, dopo aver salutato con un cenno di capo la luna leggera che le ha accompagnate tutta la notte specchiandosi sul mare, sorridono ai tuoi passi affaticati dall'afa la cui gonna è ogni tanto leggermente sollevata da una brezza marina che ti accarezza capelli e idee. Le Terme della Caccia dormicchiano poco più lontano.




I pensieri volano, talora solitari talaltra a braccetto, l'umanità più colta e coraggiosamente imprenditoriale si è soffermata per quelle vie antiche a leggere, meditare, chiacchierare, sognare, litigare, comprare, mercanteggiare, ascoltare brani teatrali e musicali, accovacciata sulle alte scalinate che guardano curiose verso il mare.
Il personaggio di una commedia plautina passeggia fra le colonne del teatro e dell’anfiteatro che si affacciano sul mare cristallino. Forse è il vecchio avaro Tenichiuso che cerca la sua pentola d'oro e tenta di salvare la figlia dalle grinfie di Lupacchiotto. O forse si tratta di Giove-Anfitrione che, divertito, corre dietro alle tuniche svolazzanti di Alcmena sognante... E' comunque certo che si tratta di un'ombra antica che vaga ridendo e divertendosi come una matta, per ricordare anche a te le risate e gli applausi fragorosi che hanno echeggiato su quelle gradinate scoscese e immerse nell'azzurro più accecante.
Quel teatro, della fine del sec. a.C., ospitava nella sua cavea, in parte naturale e in parte artificiale, senatori, cavalieri, soldati, cittadini romani, liberti, schiavi, donne e bambini. Li vedi lì seduti, in strettissimo ordine gerarchico, entrare in fila con la loro piccola tavoletta in osso, che a mo’ di biglietto senza tariffa, gli permette di entrare a vedere mimi e pantomimi, con sottofondo di cetre, tibie o crotali latini. Percepisci distintamente le note degli strumenti a corda, a fiato o a percussione reciproca. Vedi maschere che sfilano cangianti sui volti degli attori, mentre l’aulaem, il sipario, si alza e si abbassa al ritmo degli applausi. Quelle maschere che i romani chiamavano “personae”, e allora pensi che Pirandello lo sapeva… Uno scabillum, strumento infilato al piede di un giovane nerboruto ed aitante, mantiene il ritmo di risate e sospiri.

 

Sei nel pubblico, davanti ad un’orchestra che guarda verso il mare calmo. L’imperatore e la sua famiglia ti guardano dai tribunalia. Ci sei, siete lì tutti insieme. E’ indescrivibile.
Sei felice e trasmetti felicità. Le persone originali trovano risposte anche lì, in un fiore ed un’erba selvaticamente millenari, che sembrano trovarsi in quel posto proprio per te e per ricordarti che la storia siamo noi e che in un attimo ne fai parte con il tuo passato ma anche con il tuo futuro. Perché futuro sarà anche quello di tramandare la bellezza, l’amore e la romanticità di quei posti, di aiutare a conservarli, anche solo facendone conoscere l'importanza con una breve riflessione in un articolo di rivista.
Perché anche questo è non farvi sentire soli nell'immensità della nostra valorosa ed imponente storia. In una Libia dove i più bei tramonti mai visti in tutto il Mediterraneo dipingono il cielo di un tenue ed affamato rosa. E dove l’azzurro domina imperioso.
Sempre.


Una versione ridotta del testo è stata pubblicata su BioEcoGeo n.23, Febbr.-Marzo 2013, pp.90-94.
www.bioecogeo.com

Copyright © by Simonetta Sandri

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Un capolavoro... Il luogo e' tra i piu' belli al mondo e offre ancora enormi opportunita' sotto il profilo archeologico.Le parole con cui Simonetta descrive questo luogo incantato lo nobilitano ancor di piu'. Visitando questi luoghi ci si rende conto di come la bellezza,l'armonia e l'arte siano valori che vanno oltre il tempo e si perpetuano per millenni.Ho visitato Leptis insieme alla donna che ha illuminato la mia vita e li ci sentivamo parte di qualcosa di grande ed immortale. Grazie di aver dato spazio ad un luogo unico e raro.

Gian Piero Angeleri ha detto...

Chiudi gli occhi e la realtà si trasforma, ti ritrovi in un mondo di sogno, insieme a personaggi fantastici. Brava Simo, come avrei voluto che il mio professore di Storia dell'Arte avesse avuto la tua capacità di spiegare e raccontare i monumenti.

Alessandro Furlan ha detto...

Grazie Simo...
son passati oramai alcuni anni dalla mia visita a Leptis...ma il ricordo di quei colori...in quell'antro di storia assonnata, sono ancora vivi in me.
GRAZIE

ale

Anonimo ha detto...

Un luogo meraviglioso dove il visitatore rimane attonito per la grandezza e magnificenza del luogo , si trasforma all'improvviso in luogo di vita, di amori, di sogni. Questa e' un'altra Leptis, che non avevo mai visto. Grazie Simonetta, questo e' un regalo straordinario!

Anonimo ha detto...

Luciana so che ami questo posto quasi quanto me. Questo volevamo, farvi vedere un'altra Leptis. Sono felice che hai colto questa vita dietro le colonne.... Simonetta

Anonimo ha detto...

bei posti, bei ricordi,l'estero più bello la LIBIA

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