giovedì 7 luglio 2016

Beat Generation di Eliana Vinciguerra

di Eliana Vinciguerra
Beat Generation è un movimento prettamente statunitense, Fernanda Pivano è stata l'unica giornalista e critica italiana, amica di molti scrittori e poeti beat, che ha contribuito alla loro fama nel nostro paese. Il materiale è difficile da trovare, nonostante molti beat siano venuti in Italia invitati a qualche festival, come per esempio Ginsberg e Corso al Spoleto Festival nel 1965, oppure alla ricerca delle proprie origini, come Ferlinghetti che scrive “Scene italiane”, viaggio di versi nelle nostre terre.


Ci tengo a sottolineare che Fernanda Pivano è la più grande esperta di Beat Generation italiana, di cui ha curato e scritto numerose introduzioni e prefazioni di libri beat e molti testi di critica al riguardo. In Italia, come al solito arriva tutto marginalmente, e dopo il ‘68 non c'è stato più un grande interesse per il fenomeno contestatario giovanile. Sono stati molti i giovani che hanno abbandonato tutto per intraprendere lunghi viaggi in India e Tibet ed è vero che molti di loro, figli di ricchi industriali, lo facevano solo per provare nuove esperienze psichedeliche con droghe o per trovare un po’ di tempo in più per non dover entrare nel mondo del lavoro, ma è altrettanto reale l'effettivo interesse di molti studenti universitari del corso di lingue, autori di innumerevoli tesi di laurea sulla Beat Generation.

Allen Ginsberg - Photo di Dijk, Hans van  Anefo, 1979, (C.C. 3.0)

Ritornando ai libri dei beat, furono accolti dalla critica con severità e asprezza. L'esplosione che accompagnò l'uscita di “Sulla strada” di Keruac e dell'”Urlo” di Ginsberg, fu inghiottita dai critici come un fenomeno di curiosità e un fatto di costume. Si parlò di sgrammaticature e di prosa scomposta, di verbosità alla Thomas Wolfe e di “non poesia”. Si fecero le più funeste previsioni circa la carriera dei due scrittori, prevedendo per loro l'uscita di un solo libro. Chi li prese sul serio, almeno come scrittori di costume, disse che il loro tipo di anarchia era un fenomeno antico, che i beat non avevano scoperto nulla di nuovo, che non c'era nessuna differenza tra la loro rivolta e quella della Generazione Perduta (Lost Generation).


I loro libri arrivarono poi in Europa, dove i critici assunsero il tipico atteggiamento della critica europea, dove il movimento beat fu subito sminuito come imitazione dell'esistenzialismo francese del secondo dopoguerra. La Beat Generation è stata caratterizzata sempre più da un bisogno eccessivo di credere in qualcosa. Gli esponenti di questa generazione erano per lo più ragazzi maturati troppo in fretta da un'esistenza sempre più promiscua alla vita degli adulti, partecipi attraverso la televisione e i giornali illustrati degli stessi mezzi di informazione, superficiali e grossolani, di cui si servivano gli adulti medi. In questo stato di parità non credevano più alle giustificazioni e agli accomodamenti dei genitori per spiegare un mondo sempre meno legato alle leggi tradizionali e si cercavano da sé, attraverso esperienze personali, una realtà autonoma e svincolata da convenzioni morali che ai loro occhi mascheravano solo pregiudizi e luoghi comuni. Jack Kerouac diceva: “Le uniche persone per me sono i matti, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come candele romane gialle e favolose, che esplodono come ragni tra le stelle”.


Ricordo che in quegli anni ci si abbigliava con abiti strani fuori moda, con i capelli lunghi gli uomini e con i jeans le donne (dicevano in segno di uguaglianza), sandali alla Ginsberg ai piedi e nastrino all'indiana sulla fronte, marce per la pace in Vietnam, roghi di cartoline precetto di leva e meditazione psichedelica a base di LSD riprodotta con luci coloratissime, bolle di sapone e immagini convulse.
Questo movimento Hippy si sviluppò nel corso degli anni sessanta in America, come corrente della cultura underground, in cui si espresse il dissenso di una vasta area del mondo giovanile. Era contro il consumismo, il conformismo, le discriminazioni razziali, le tendenze imperialistiche della politica statunitense, le insidie della “guerra fredda” che, con la crisi di Cuba del 1962, fu ad un passo dal convertirsi in aperto conflitto tra le superpotenze, impegnate allora nella gara per gli armamenti nucleari.

Eliana Vinciguerra

Gli Hippies contrapposero il ”potere dei fiori” a quello delle armi e più in generale il rifiuto delle logiche economiche e delle politiche prevalenti. I gruppi giovanili si proclamarono “battuti” dalla ferrea legge del progresso, si rappresentarono come una generazione perduta e si auto-esclusero dalla società del benessere cui appartenevano.

Moda beat balneare

Nell'immediato hanno suscitato scandalo, sdegno e condanne. Devo anche dire che gli Hippies furono sostenitori di un'utopia e riuscirono a dimostrare che anche le utopie possono contenere elementi vitali in grado di incidere nella realtà e di modificare situazioni cristallizzate. La loro era un'utopia pre-moderna, anti-industriale, che si sostanziava nel ritorno a un'agricoltura senza macchine. Questo fu il limite del movimento, segnato dall'astrattezza propria di tanti movimenti di protesta giovanile. Rappresentò un fenomeno temporaneo di fluttuazione, il sintomo di una crisi e non di una proposta di soluzione.

Fernanda Pivano intervista Jack Keruac


Copyright by Eliana Vinciguerra

1 commento:

giuliana marcolini ha detto...

ottimo "documento", eliana!!!!

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